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Di nuovo ci siamo bloccati a guardarci. la distanza sembrava difficile da attraversare. Invece ci siamo mossi tutti e due, anche se con la più grande lentezza, come se il pavimento di legno avesse una doppia inclinazione che saliva verso il nostro possibile punto d’incontro. Ma andavamo avanti, e abbiamo continuato fino quasi ad arrivare a contatto, ci siamo fermati in un campo di oscillazione dove i nostri sensi raccoglievano sagnali così forti e amplificati da essere quasi indecifrabili.
Siamo rimasti sospesi in questa prospettiva dove la piega iniziale di un sorriso sembrava l’avvio di un’onda oceanica,e poi da un istante all’altro la distanza che restava tra di noi si è dissolta e ci siamo caduti addosso così forte da rompere, nell’impatto, le nostre capacità separate di registrare dati ed elaborarli.
Lo spazio intorno a noi si è rinchiuso fino a schiacciarci e si è dilatato al punto di mettere alla prova la resitenza dei nostri confini corporei, mescolare forme e colori e odori, sapori e spessori e pesi e superfici con un’avidità insaziabile di tatto e vista e olfatto e gusto e udito portati all’unisono,e ,quindi, sopraffatti….
