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"E allora eccomi qua che mi metto a cavalcioni in stile sessantanove, e lei ha il mio uccello in bocca e lo sta succhiando alla disperata, e, cristosanto, questa sì che è capace di fare un pompino. lo gli sto aprendo le labbruzze e gli do una bella leccata al francobollo, prima sditalandogli la figa e dopo il culo che puzza tutto di umido e terra e dopo rieccomi un’altra volta sul clito che lo sento grosso e duro abbastanza da essere un minicazzo, e lei tira fuori di bocca il mio cazzo e io ero lì che credevo che gli mancava l’aria, ma no, è che sta venendo in spasimi e sussulti da trauma, il mio dito incollato a quel piccolo bottoncino d’ amore come se fosse bloccato sulla sintonia di una radio di quelle giuste.

Insomma è qui che sbanfa mentre i suoi tremiti diminuiscono, ma non ho ancora finito con lei, mi giro attorno e me la tiro contro e la sua faccia è in un grosso trauma mentale e sono sul letto ma gli ho abbassato la testa sull’uccello, e lei mista spompinando come una folle, i suoi occhioni che si alzano e mi guardano, strabordanti di riconoscenza perche sa che questo era solo l’antipasto e tra un secondo o due verrà scopata come Dio comanda. Ho i suoi capelli tra le mani, che gli torco i suoi riccioli scuri, e me la sto tirando vicino e dopo più lontano, aggiustando il ritmo e la distanza di modo che se lo piglia bene e, sì, lei sa quello che sta facendo, perche la testa si piazza al passo giusto e non ho neanche bisogno di spingere le anche a tempo o roba del genere. Soffoca un po’ e si allontana, il che è una buona cosa perche stavo decidendo se volevo o no schizzargli in bocca e risparmiarmi di scoparla in figa per più tardi, tenendo la troietta tutta arrapata e incazzatina. E invece penso, no, adesso glielo pianto proprio come si deve. Sono sopra di lei e gli sto entrando, e lei dice: «Oh, Marco, non dobbiamo farlo, no, non adesso. ..»

Questa solfa l’ho già sentita. «Vuoi che ci fermiamo adesso?» sbanfo.

Tutto quello che mi tocca è un altro «oh, Marco …» che me lo prendo come un fottuto visto per andare avanti alla grande.

Insomma gli sto sopra e sto iniziando a prendere il ritmo come piace a me e questa gira gli occhi e si irrigidisce per un po’, dopo fa una risatina tuonata e mi avvicina la testa e c’ è una strana espressione nei suoi occhi. Sollevo i miei e vedo che Sara è entrata nella stanza.

Sara alza le braccia al petto a forma di croce. Sembra una che gli hanno appena sparato. Per un po’ resta lì senza dire niente, la boccuccia piccolina tutta smorfiata. «È meglio che vai via, c’è mio zio Ale» mi fa piano alla fine, con un’ aria tutta tesa e preoccupata.

Mara si gira di nuovo, in faccia al muro, e fa: «Oddio, questo non posso reggerlo, cazzo!» Acchiappa le lenzuola e dopo le graffia come se fosse una gatta dei miei coglioni.

lo sono ancora in tiro, vacca troia, e qui nessuno stronzo va da nessuna parte finche non avrò schizzato il mio sbrodo. «Tu statti muta» gli faccio a Sara, sempre guardando Mara mentre continuo a spingere. «Va’ giù a parlare con il tuo zio Ale. ..noi. ..arri- viamo. ..»

Sento sbattere la porta e dopo Mara ricomincia a darci dentro a più non posso e dopo pochi altri colpi sta belando quei versi, e io volevo farmela salire sopra un attimino, e dopo magari tentare anche di schiaffarglielo nell’altro buco per completare il lavoro, ma per quello adesso bisognerà aspettare, colpa di quella scemotta di una vacca di Sara, ma fanculo, c’è il vantaggio che resta qualcosa da averci voglia per dopo, così lei sta gridando e belando e io faccio quei versi di sbanfo e lei viene come una cavalla e anch’io,…."