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avverto sempre   più flebili i contatti col mondo. sono immerso nella vasca da bagno. l’acqua quasi tracima. le gambe, inerti, galleggiano verso l’alto. la vasca è colma di acqua tiepida. immergo la testa   e quasi per gioco riaffiora la mia abilità di rimanere a lungo sott’acqua, come se tornassi a essere un feto. risento il battito del mio cuore, che pulsa nel ventre materno.

voglio provare a me stesso , da adulto, di poter restare immerso col viso sott’acqua serenamente   e a lungo, senza respirare.

ma poco dopo sono costretto a uscire con la testa dall’acqua per non soffocare. il gioco però mi affascina. m’immergo nuovamente e vengo spinto all’esterno dall’asfissia che mi soffoca durante l’apnea. ricado sott’acqua stordito dal piacere dell’aria che mi ha ridato sollievo.

con questo mio continuo entrare ed uscire dall’acqua entro ben presto nell’automatismo di movimenti involontari .poco a poco, sento l’acqua tiepida che mi riempie la bocca. gli occhi aperti sott’acqua rendono torbido il mio sguardo adulto.

provo una sorta di estasi. in realtà sto per affogare nella vasca da bagno, mentre in uno stato di trance e con movimenti automatici mimo, per cercare di salvarmi, gesta incomprensibili.

poi tutto sfuma in una luminosità vaga. il corpo continua a muoversi e a tendersi in spasmi involontari, ma al mio interno vivo il senso dell’immobilità.

Sto morendo. Non ho la forza di uscire dalla vasca.

Sto vivendo le immagini che vedo; ma è anche come se mi stessi specchiando. ora,insieme alle immagini della crescita, appaiono quelle del mio probabile

destino."Rivedo" il corso intero dell’esistenza, dalla nascita fino al giorno presunto della mia

morte, che dovrà avvenire per annegamento,in una vasca da bagno. Proprio ciò che sta accadendo. Tra poco dunque dovrei morire soffocato.

I piedi ora si tendono oltre il bordo. Compio l’estremo tentativo di liberarmi dai movimenti automatici che mi costringono a immergere ritmicamente la testa e a ingoiare sempre più acqua.

Non ho più alcuna energia volontaria. Cerco di usare le pulsioni vibranti del corpo per uscire dalla vasca e salvarmi dall’annegamento. Ma il peso del destino blocca la volontà.

 

One time fo’ ya mind – Guerrilla Funk

Già 25 visite dopo pochi minuti di rinascita del blog? Grazie davvero!

 

ci sono momenti che cambiano le persone. no, sbagliato; ritenta. ci sono momenti in cui le persone cambiano. questi momenti non sono isolati, separati, disgiunti dal resto della vita. Non sono atomi indipendenti dell’esistenza che irrompono d’un tratto nella tua vita senza motivo. Sono fatti, creati dall’alfabeto della tua vita: i mutevoli fonemi dell’esistenza, che a volte si riuniscono in schemi concentrati di una tale intensità, di una così inconfondibile chiarezza, di un tale significato che all’improvviso arrivi a conoscere qualcosa di te, del tuo io, per la prima volta. Un parte nascosta di te riaffiora alla luce della tua consapevolezza. Viene riconosciuta, compresa, accettata, diventa parte dell’io che conosci.

Spike.

 

Fight for your mind – Ben Harper

Sono lì, nel mio rifugio, lontano dalla vita con gli altri, lontano dai confronti, dallo scegliere anche per gli altri, dalle responsabilità quotidiane… sogni, speranze, iilusioni. Attimi in cui cerco di convincermi che forse arriverà davvero un giorno in cui potrò dire a me stesso sono soddisfatto della mia vita…. e arrivi tu. E mi fai ricrollare istantaneamente nelle tristi realtà in cui vivo consapevole da anni ormai. Mi piacerebbe tornare indietro negli anni… (in quanti lo dicono, ma nn lo sentono come necessità), anche solo quando avevo 15-18 anni, periodo in cui, non ero tanto bambino da non capire come stavano le cose, ma nemmeno tanto “grande” da doverle affrontare senza possibilità di scegliere come….

Troppi zaini sulle spalle che non riesco a trascinare, o che non voglio trascinare. Troppe imposizioni dirette e indirette da mia madre e mio padre. “Io da sola non ce la faccio più, mi dovrai aiutare, comincia adesso così ti abitui piano piano. A tuo padre non posso badare da sola, non ca la faccio, LO SAI…”

Cosa so? Il fatto che lo sappia e che sia in qualche modo “capitato” in questa realtà, mi costringe ad   avere degli obblighi verso qualcuno? Verso i miei genitori? i miei amici? I miei parenti?

Non lo ritengo giusto. Chiamatemi pure egoista e menefreghista, non mi importa.

Faccio già abbastanza fatica da solo a cercare di tirare insieme la mia vita, le mie incertezze (e sono tante), i miei sogni (tanti anch’essi), le mie VANE speranze. Quindi, vi prego, lasciatemi stare, non soffocatemi. Lasciatemi uno spazio mio, ogni tanto!

Ne ho bisogno come ho bisogno del calore degli amici, e di tutte le persone a cui voglio bene.

Ruotano attorno a me indecifrabili segni di una realtà distorta nell’essenza. In una visione apparentemente lineare compaiono forti disegni di novità, e assoluta necessità di modificare l’essere presente e pensante in questo strano gioco. Pieno di concorrenti, e nessun vincitore chiaro, che porta in alto la bandiera. Mediocre accontentarsi della gente intorno a me. Ipocrite critiche sul mondo e sulla vita.   Chiari esuberi di rimostrata gratitudine in ogni dove, senza un significato che ne ricalchi i bordi esterni.

Combatto allora con tutto me stesso per non cadere dove c’è inutilità e compiacimento.

Armato solo di tanti incertezze, ma con assoluta consapevolezza, mi arrampico sulla montagna della verità a tutti i costi, cercando nuove risposte, e un vago senso di malessere mi assale, rendendo la mia salita sempre più ardua.

Vengo caricato sul mio cammino da pesi che non riesco a trasportare, che con fatica cerco ugualmente di accollarmi, senza però, riuscire a farli completamente miei.

So che non sono neanche a metà della salita, ma se riuscirò a concluderla, arrivando in cima, mettendoci tutto me stesso, senza falsità ed egoismo, affrontando le tappe che mi si presentano davanti con volontà, sarò soddisfatto e appagato. Magari non avrò quello che ho sempre sperato, ma avrò lottato con fiducia per ottenerlo.